• Ultimo aggiornamento: Giovedì 23 Novembre 2017, 12:31:11.

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bandiera blu RINA spiaggia del sole

Sito ufficiale del Comune di Tortoreto

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Storia


In epoca neozoica, si verificava un ulteriore innalzamento nelle zone appenniniche.
Due colossi proboscidati arricchivano la fauna locale: il MASTODON e il MAMMUT (elephas meridionalis). Nel 1964, durante i lavori di sterro sul fianco nord della Fortellezza fu trovato un elephas fossilizzato; il femore era lungo mt. 2, con epifisi di mt. 0,92 di circonferenza.
Altro reperto interessante fu quello di un Bos primigenius.
Varie sono le stazioni eneolitiche affiorate con gli scavi archeologici del prof. A. M. Radmilli.
Concezio Rosa condusse una campagna di scavi in Tortoreto e in territorio di Corropoli rinvenendo vari villaggi e fondi di capanne eneolitiche. Il territorio si estendeva su 24.000 mq.
 
Il centro storico è posto su una collina alta 227 mt. In epoca romana era chiamato CASTRUM SALINI.
L’AGER PALMENSIS comprendeva la città di Palma, scomparsa, il Castrum Salini, Alba del Piceno e i due villaggi di Servium e Salinum secondo lo storico Plinio il Vecchio e Procopio di Cesarea (De Bello Gotico).

Il territorio tra il Salino e la Vibrata fino ai confini di Sant’Omero e Corropoli ebbe travagliati periodi con le monarchie feudali. Nel 867 l’Imperatore Ludovico II donò il nostro territorio (detto Turturitus) all’Abate Bertario di Montecassino. Sorsero più di 14 chiese sulle colline patronate dai Duchi di Atri o dagli Abati cassinesi. Con Carlo d’Angiò il feudo passò a Berardo da Tortoreto, eminente personaggio dell’Abruzzo medievale, eletto Giustiziere di Abruzzo e poi di Sicilia col titolo di Viceré. Berardo divenne signore di molti paesi.

Nella seconda metà del 1500 si verificarono scontri tra le truppe francesi e spagnole sul fiume Tronto e sulle colline di Tortoreto.

Nel '600 le coste adriatiche erano battute dalla pirateria e dal banditismo nonché da assalti di navi turche e sotto il dominio spagnolo iniziò il periodo della decadenza sociale ed economica.
Il Comune amministrava pochi beni spesso venduti a beneficio del Re di Napoli.
Baroni e Comuni furono sovraccaricati di tasse. Oltre all’amministrazione comunale c’era l’amministrazione delle cappelle laicali che erano cinque, alle quali erano stati affidati o donati molti terreni a beneficio delle Compagnie o Confraternite. Con l’avvento di Napoleone esse furono ridotte solo a tre e infine con decreto di De Pretis furono cedute alla Congregazione di carità. L’esercito francese con le nuove idee di uguaglianza e libertà causò gravi danni alle chiese da dove scomparvero importanti opere d’arte e documenti antichi, ma anche a Tortoreto si innalzarono gli alberi della libertà e sorsero i primi movimenti carbonari.

Molti furono i tortoretani che poi parteciparono alle guerre d’Indipendenza, alla prima guerra d’Africa del 1896 e alle successive guerre.

Nella prima guerra mondiale caddero al fronte cinquantasei soldati. Con l’avvento del fascismo Tortoreto fu espropriato della Sede Comunale, della Caserma dei Carabinieri, della Farmacia, della Tesoreria, del Medico condotto. Nel 1934 scoppiò la ribellione popolare contro le Autorità, il Preside della Provincia, il Podestà e il Segretario del Fascio. Furono imprigionate quattro donne e un uomo e dopo due mesi e mezzo furono tutti assolti per insufficienza di prove.

La seconda guerra mondiale lasciò una grave eredità di distruzione e di morte. Tortoreto Lido e Tortoreto Stazione furono distrutte per buona parte mentre la miseria dilagava. Difficile e lungo fu il percorso della ricostruzione. Nel 1956 dopo libere elezioni il Comune fu diviso e Alba Adriatica sorse come Comune indipendente con 9 Km quadrati.

Oggi Tortoreto è un centro balneare importante della costa adriatica, vanta una flotta di barche per la pesca delle vongole, a strascico e a volante, ed una zona industriale sempre attiva e fabbriche di mobili, di metallurgia e di confezioni. Il bel lungomare è ricco di alberghi, pensioni e villaggi turistici.

 

ARTE

Il centro storico presenta un’architettura medievale divisa in tre zone: Terravecchia, Terranova e Borgo. Terravecchia è l’incastellato più antico contornato da mura a scarpa, dalla torre dell’orologio fino a palazzo Liberati. Ivi sorse l’antica parrocchia di S.Eufemia la cui chiesa è stata intitolata prima a S.Antonio, poi a S.Agostino. Terranova è unita con un ponte in laterizio a Terravecchia e termina con il torrione e la prepositura di S. Nicola.
Intorno al 1400 si sviluppò la parte esterna del paese, il Borgo, fino alla chiesa del Carmine (ex S. Rocco).

La Chiesa di S. Rocco fuori le mura fu costruita nel 1529 e ristrutturata nel 1881 con una bella facciata di mattoni gialli in stile neoclassico.

Nel 1348 fu costruita la Chiesa della Madonna della Misericordia dopo la terribile peste che colpì l’Europa.
Nel 1526 Giacomo Bonfini (1470-1557 c.) di Patrignone (AP) dipinse in affresco tutta la cappella rappresentando gli ultimi quattro giorni della vita di Gesù Cristo. Forse fu allievo di Pietro Vannucci detto il perugino, ma le decorazioni a candelabra sono simili a quelle del Pinturicchio, al quale il Bonfini si ispirò soprattutto nella Natività molto simile a quella della cappella Baglioni di Spello (PG).
Il trittico absidale rappresenta l’Inchiodatura, la Crocifissione e la Deposizione. Ai piedi del crocifisso si può ammirare Tortoreto e il mare con le barche.
Sul soffitto a vele sono rappresentati i quattro evangelisti ed una sibilla (Eritrea) con il libro in mano.
Al centro è dipinto Cristo risorto su una mandorla dorata. Gli affreschi di Tortoreto sono considerati il più bel capolavoro del rinascimento teramano.
Il restauro fu effettuato da una cooperativa fiorentina nel 1974 sotto la direzione di Giuseppina Magnanimi.

Le attribuzioni a Nicola Filotesio dell’Amatrice, a Vincenzo Pagani, a Martino Bonfini (nipote di Giacomo) sono state del tutto abbandonate dopo gli studi di Giuliano Rasicci avvalorati dal prof. Walter Fontana di Urbino e dal prof. Ferdinando Bologna.
 

Chiesa di S. Nicola

E’ la chiesa parrocchiale costruita nel 1534 da Domenico Tavani a sue spese e dall’architetto Gio. Antonio Piermarini di Bergamo, amico di G. Bonfini e di Vincenzo Pagani. L’interno della chiesa è stato trasformato nel 1950 e ridecorato di nuovo nel 2005 dai fratelli Venanzio e Guido Tentarelli e ad opera del parroco D. Corrado De Antoniis. L’organo di 630 canne è opera di Vincenzo Paci (1842).
 


Chiesa di S. Agostino

La costruzione fu iniziata nel 1613 da padre Agostino Tavani priore e fondatore del convento attiguo. L’opera in muratura fu terminata nel 1644 dalla ditta Isidoro Vagnozzi di Porchia (AP). L’interno mt. 28,60x10,40 fu arricchito da sei altari di stile barocco in tre ordini diversi. Il primo di destra (visto dall’altare) è in legno intarsiato, di ottima fattura, probabilmente dei Piermarini figli di Gio. Antonio, per il quale furono lasciati beni immobili (relazione del 3 marzo 1650).

L’altare trionfale è sormontato da uno stemma sorretto da angeli con i simboli degli agostiniani e di S.Antonio Abate.
Sulla parete dell’abside vi erano tre quadri. Quello di mezzo è il famoso dipinto (mt. 4,15x2,90) di Mattia Preti detto il Cavaliere Calabrese (1613-1699) “Il battesimo di S.Agostino”. La tela rappresenta S.Ambrogio arcivescovo di Milano che versa l’acqua del battesimo sul capo di S.Agostino. A fianco di S.Ambrogio è S.Stefano diacono, protomartire; di fronte a S.Agostino si nota Santa Monica, sua madre, in preghiera. In basso a sinistra un giovanetto dai lineamenti molto belli, il servo del pittore detto Cianferlì, immortalato in altre opere. Nel fondo si può ammirare S. Antonio Abate ed altre figure con gli angeli in alto che sorreggono un cartiglio con la scritta (Te Deum Laudamus).

Sotto il trono è dipinto lo stemma con fondo blu e fascia arancione con l’insegna delle tre api della famiglia Barberini. Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini), pontefice dal 1623 al 1644, con breve apostolico del 23 agosto 1633 accettò la donazione di tutti i beni mobili e immobili della nobildonna padovana Franca (Franchi) di Tortoreto a beneficio del monastero di S.Agostino perché si erigesse una cappella con la spesa di 100 ducati del regno con un quadro che rappresentasse S.Agostino, S.Stefano, Santa Monica (Arch. Vescovile di Teramo).

Il dipinto, definito "il potente S.Agostino di Tortoreto" è stato oggetto di studi dei più grandi critici dell’arte italiana. L’opera probabilmente fu compiuta nel 1653 e sul cartiglio che sormonta la cornice in gesso è riportato un esametro latino ("Gentium tenebris effulsit ecclesiae lumen 1653": dalle tenebre dei popoli rifulse lo splendore della Chiesa) e collocata insieme ad altre due opere laterali rappresentanti S.Nicola e Santa Monica.

Dei nove quadri presenti nella Chiesa fino al 1808 (l’anno della chiusura del convento agostiniano) a tutt’oggi se ne possono ammirare solo due: il Purgatorio posto sulla controfacciata della Chiesa e la mirabile tela restaurata nel 1938, nel 1972 e nel 2000, ancora in deposito nel museo dell’Aquila.
La restituzione è prossima per Decreto Ministeriale e Ordinanza della Direzione Regionale Aquilana.

Mattia Preti, vissuto ottantasei anni, ha lasciato oltre ottocento opere. Nel 1659 si trasferì a Malta e a La VALLETTA decorò la Con Cattedrale di S.Giovanni Battista e dipinse tutta la volta ad olio su pietra. Il grande pittore di Taverna (CZ) morì nel 1699 e fu sepolto come Cavaliere di Malta nella sua chiesa capolavoro.

In S. Agostino si possono ammirare un Cristo risorto in legno, una Madonna in terracotta, un sarcofago del '700 restaurati da Guido Tentarelli (2005).

L’organo di 300 canne, anch’esso di Vincenzo Paci, è del 1850, restaurato dalla ditta “Lorenzini” di Prato.
 
 

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